OPI Parma al Job Day 2025: un incontro tra formazione e professione

Delegazione OPI Parma allo stand per Job Day 2025Il 23 ottobre 2025 OPI Parma ha partecipato al Job Day dell’Università degli Studi di Parma, l’evento annuale dedicato all’incontro tra studenti, laureati e mondo del lavoro, ospitato nei padiglioni dell’Ente Fiera. Una giornata intensa e partecipata, che ha visto oltre 150 enti e aziende del territorio dialogare con migliaia di giovani in cerca di orientamento e prime opportunità professionali.

Anche l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Parma ha voluto essere presente con un proprio stand informativo, per promuovere la conoscenza della professione infermieristica e offrire un punto di incontro tra formazione universitaria e realtà lavorativa. Gli studenti hanno potuto confrontarsi direttamente con rappresentanti dell’Ordine e il Presidente Walter Rossi, ricevere consigli sul percorso di carriera, approfondire i diversi ambiti di esercizio della professione e scoprire i servizi di supporto e tutela che OPI Parma mette a disposizione dei suoi iscritti.

Durante la giornata, numerosi giovani – studenti, laureandi e neolaureati – si sono avvicinati allo stand di OPI Parma per conoscere più da vicino le prospettive del settore sanitario, in particolare in ambito territoriale, ospedaliero e specialistico. Grande l’interesse mostrato per le nuove competenze infermieristiche e per le opportunità di crescita professionale offerte dal Servizio Sanitario Nazionale e dalle strutture private del territorio.

“Partecipare al Job Day significa incontrare le nuove generazioni e raccontare quanto la nostra professione sia centrale per la salute e il benessere delle persone”, ha commentato il Presidente di OPI Parma. “È importante che gli studenti comprendano la varietà di ruoli che l’infermiere può ricoprire e l’impatto che il nostro lavoro ha sulla comunità.”

Con la partecipazione al Job Day 2025, OPI Parma rinnova il proprio impegno nel promuovere l’immagine e i valori della professione infermieristica, sostenendo la crescita dei futuri professionisti e rafforzando il legame con il mondo accademico e istituzionale.

Liceo infermieristico, no grazie: la formazione universitaria resta garanzia di qualità e sicurezza

La Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche  ha espresso con estrema chiarezza la propria contrarietà alla proposta lanciata dal Presidente della Commissione Finanze al Senato Massimo Garavaglia (Lega) di istituire un “liceo infermieristico abilitante”, come via principale per risolvere la carenza di infermieri in Italia. (Quotidiano Sanità)
Anche l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Parma condivide questa valutazione e intende ribadire alcune criticità che – nel concreto della professione infermieristica – tale proposta non affronta, non risolve e anzi potrebbe aggravare.

Le criticità della professione infermieristica

La professione infermieristica oggi si confronta con una pluralità di problemi:

  • la carenza numerica di infermieri sul territorio e nelle strutture sanitarie, che pone a rischio la qualità delle cure, l’equità di accesso e la sostenibilità del sistema;
  • l’attrattività del percorso formativo e professionale: molti giovani non si avvicinano all’infermieristica perché percepiscono un percorso lungo, complesso, poco riconosciuto e con prospettive di carriera limitate;
  • condizioni lavorative che spesso risultano gravose: carichi elevati, turni, pressioni assistenziali, limiti nel riconoscimento delle competenze avanzate e scarsa valorizzazione economica e professionale.
  • la necessità di formazione universitaria, specializzazioni e aggiornamento costante per affrontare la complessità crescente del sistema sanitario, le nuove tecnologie, l’invecchiamento della popolazione e le comorbilità.

Perché la proposta del liceo abilitante non è una soluzione percorribile

La proposta di Garavaglia prevede la creazione di un percorso liceale infermieristico abilitante – ovvero un diploma che permetterebbe subito l’accesso al lavoro come “assistente infermiere”, con la possibilità successiva di specializzarsi. (Quotidiano Sanità)
Tale proposta presenta numerosi problemi:

  1. Semplificazione e riduzione della professionalità: il percorso universitario e le specializzazioni rappresentano «il fulcro delle professioni infermieristiche moderne». Ridurre la formazione a livello liceale equivale a sminuire competenze, responsabilità e sicurezza professionale.
  2. Non affronta la valorizzazione del professionista: il problema non è solo quanto tempo si impiega a formarsi, ma come si valorizzano le competenze, come si garantisce una carriera professionale e come si migliora la condizione lavorativa.
  3. Rischio di segmentazione della professione: creare figure “base” e figure “specializzate” in un percorso a due velocità può generare disparità tra infermieri, indebolire la professionalità complessiva e rallentare la piena integrazione della professione infermieristica all’interno del sistema sanitario.
  4. Tempi e continuità della formazione: non è vero che la formazione universitaria «allunga» il problema: la complessità assistenziale richiede professionisti adeguatamente formati fin dall’inizio per garantire sicurezza e qualità nelle cure. La via dell’università e delle lauree magistrali dedicate restano scelte strategiche.
  5. Rischio di ulteriore precarizzazione: un accesso al lavoro precoce ma con competenze limitate potrebbe generare figure meno qualificate, meno riconosciute, con minor carriera e con maggiore turnover, aggravando la carenza anziché risolverla.

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Parma invita le istituzioni politiche e regolatorie a evitare soluzioni “ponte” e scorciatoie che, pur nel buon intento di dare risposta alla carenza infermieristica, rischiano di compromettere la qualità dell’assistenza e la professionalità degli infermieri. La strada corretta è il rafforzamento della formazione universitaria e delle specializzazioni, la valorizzazione della carriera infermieristica, l’investimento sulle condizioni di lavoro e sull’attrattività della professione nel complesso.

Invitiamo tutte le parti interessate a sostenere un dibattito serio, collaborativo e lungimirante, per costruire un sistema sanitario sostenibile nel quale l’infermiere è riconosciuto, formato, valorizzato e integrato in pieno.

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Parma difende la professionalità degli infermieri del 118: “Basta attacchi privi di fondamento”

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Parma, a seguito della pubblicazione degli articoli apparsi nei giorni scorsi sulla Gazzetta di Parma e su La Verità, intende esprimere con la massima chiarezza la propria posizione rispetto alle gravi e infondate affermazioni che mettono in discussione l’efficienza e la competenza del sistema di emergenza territoriale 118 dell’Emilia-Romagna, e in particolare l’operato degli infermieri che ne costituiscono il cuore professionale e operativo.

Negli articoli si riportano presunti dati relativi a “572 morti per codice errato” e a “troppi decessi durante i soccorsi in ambulanza”, arrivando ad attribuire tali eventi a una gestione inadeguata dei codici di gravità da parte del sistema di emergenza. Tali ricostruzioni, oltre a risultare prive di qualunque fondamento scientifico e statistico verificabile, appaiono basate su una lettura distorta e superficialmente politicizzata di dati che, a un’analisi professionale, raccontano tutt’altro.

L’Ordine non può tacere di fronte a simili attacchi, che, pur nascendo con l’intento di criticare scelte politiche e gestionali della Regione Emilia-Romagna, finiscono per colpire e screditare l’intera categoria infermieristica. È necessario ricordare che gli infermieri sono gli unici professionisti sanitari abilitati e responsabili, all’interno delle centrali operative 118, dell’attribuzione del codice di gravità e della gestione della risposta al bisogno di emergenza sanitaria. Mettere in dubbio la correttezza del loro operato significa attaccare direttamente una competenza specialistica consolidata, regolamentata e continuamente verificata.

Le accuse mosse negli articoli si fondano su un’errata interpretazione di dati che non tengono conto della reale casistica clinica né delle procedure operative in uso. È sufficiente citare l’esempio dei cosiddetti “codici bianchi con esito in decesso”: in tutti i casi, tali situazioni riguardano interventi su pazienti già deceduti da molte ore, se non giorni, per i quali il codice bianco rappresenta correttamente una classificazione amministrativa e non clinica, utilizzata per registrare l’intervento del medico di emergenza territoriale in mancanza di altri servizi disponibili dal territorio. Presentare tali episodi come “decessi dovuti a errata classificazione” non solo è fuorviante, ma dimostra una totale mancanza di comprensione delle procedure di emergenza.

È inoltre doveroso sottolineare che i dati relativi all’attività del 118 Emilia Ovest – e quindi anche della centrale operativa di Parma – rientrano pienamente negli standard regionali e nazionali, spesso con risultati superiori alle medie di riferimento. Gli indicatori di qualità e tempestività degli interventi, così come i tempi di risposta e di arrivo sui luoghi delle chiamate, sono costantemente monitorati e oggetto di revisione e formazione continua, a garanzia della sicurezza del cittadino e della trasparenza del servizio.

Il dibattito politico che ha alimentato queste narrazioni si fonda, purtroppo, su titoli allarmistici e semplificazioni pericolose, costruite con l’obiettivo di generare paura e indignazione piuttosto che una riflessione seria e documentata. È un modus operandi deplorevole e irresponsabile, che rischia di minare la fiducia dei cittadini nei confronti di un sistema sanitario che, pur con le sue criticità, rappresenta un modello di efficienza riconosciuto a livello nazionale.
L’Ordine degli Infermieri di Parma richiama con forza tutti gli attori del dibattito pubblico – giornalisti, politici, opinionisti – a un uso rigoroso e rispettoso dei dati sanitari, evitando strumentalizzazioni che non solo danneggiano la reputazione dei professionisti coinvolti, ma generano confusione e diffidenza tra la popolazione.

Non è la prima volta che si assiste a simili attacchi mediatici: anche in passato la cronaca dell’Emilia occidentale ha diffuso informazioni errate o manipolate sui servizi di emergenza, poi sistematicamente smentite dai fatti. Episodi di questo tipo, oltre a non portare alcun beneficio alla collettività, hanno prodotto effetti collaterali gravi: aumento dell’ansia nei cittadini, difficoltà di comunicazione con la centrale operativa, conflitti verbali con gli operatori del 118, e talvolta l’impossibilità di raccogliere informazioni essenziali per un intervento efficace.

Gli infermieri del 118 dell’Emilia-Romagna – e di Parma in particolare – rappresentano un punto di orgoglio del sistema sanitario pubblico, professionisti altamente formati, che operano in condizioni spesso complesse e sotto forte pressione emotiva, con l’unico obiettivo di salvare vite umane. L’Ordine ribadisce piena fiducia nella loro professionalità e rigetta con fermezza ogni tentativo di strumentalizzare il loro lavoro a fini politici o mediatici.

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Parma continuerà a vigilare affinché la corretta informazione e la tutela della dignità professionale degli infermieri restino priorità assolute. Ai cittadini rivolgiamo un invito alla fiducia: il sistema 118 dell’Emilia-Romagna è sicuro, efficiente e costantemente impegnato nel miglioramento continuo, e chi vi lavora lo fa con dedizione e competenza, ogni giorno, per garantire a tutti assistenza e soccorso qualificato.